Ogni momento significativo della nostra vita ha un sottofondo di emozioni che si tramutano in ricordi, consapevoli o inconsci, e ciò che contribuisce a ricamarli nella nostra mente è certamente una musica, una canzone, un motivetto che evoca la memoria quando ormai la sensazione è stata dissolta dal tempo. Nietzsche, uno dei più grandi pensatori contemporanei, colui ha inaugurato la filosofia del sospetto, definiva la musica come il “nascosto esercizio metafisico di un’anima che non sa di filosofare”, perché tutto ciò che è nascosto alla nostra parte consapevole della psiche contiene la chiave della felicità e del trauma, all’interno di una dialettica dicotomica della vita che ci trattiene sospesi.
La musica è un miracolo creativo, genera estasi e tumulto, ma è anche in grado di placare e consolare in virtù della capacità di ricavare melodie dai rapporti numerici. Pitagora, grande genio dell’antichità, riteneva che non fossero i singoli suoni a generare le melodie, ma gli intervalli tra essi, per cui a rapporti “numerici differenti” corrispondono “suoni differenti”, sempre riconducibili a rapporti matematici.
DA PLATONE A SCHOPENHAUER – L’armonia è quindi questione di misura, di calcolo, è una scienza sacra che racchiude proporzioni udibili dell’intero universo imitatore dell’ordine divino, per questo in grado di purificare l’anima e di elevarla verso l’equilibrio.
Anche per Platone la musica ha funzione pedagogica, educa e modella l’anima del cittadino infondendo virtù e plasmando i buoni costumi, ascoltare buona musica significa sintonizzarsi con l’ordine del cosmo e tornare all’origine.
In Schopenhauer la musica si innalza al di sopra di tutte la arti, non imita nulla, ma esprime direttamente la Volontà, cioè l’essenza cieca e irrazionale della realtà, ha il potere di offrire un sollievo temporaneo dal tormento e dal dolore, distogliendoci dalle inquietudini interiori: non raffigura il mondo, ma lo incarna pienamente. Infatti quando ascoltiamo musica non sentiamo solo melodie, ma avvertiamo il ritmo stesso del desiderio, sentiamo slancio, passione, malinconia, disfatta, essa ha quindi un’essenza profondamente metafisica. Essa non ci cura dal dolore, lo sublima.
IL RUOLO DELLE EMOZIONI E NIETZSCHE – La musica ci mostra ciò che siamo, senza parole.
Sono le nostre emozioni interne che danno forma a ciò che ascoltiamo, che plasmano significato e rievocano pensieri, sentimenti, gioie e dolori, la musica accompagna i nostri pensieri non pensati, penetra nelle profondità di significati che nel silenzio assordante della nostra psiche non possono emergere. Metto musica e viaggio, navigo, affogo, piango, rido, provo rabbia, intensità e poi le parole non bastano, serve ascoltare e tradurre, ognuno secondo i propri strumenti d’interpretazione e di gusto.
Nietzsche rammenta che la musica non è mai neutra: è verità oppure menzogna. Egli fu allievo di Wagner, dopo una fase iniziale di adorazione per il compositore, considerato il creatore dell’impianto sintetico tra spirito apollineo e spirito dionisiaco della vita, si verificherà una rottura profonda tra queste due figure più influenti della cultura tedesca dell’Ottocento. Il filosofo accuserà il musicista in un pamphlet polemico pubblicato nel 1888 dal titolo “Il caso Wagner”, passando da uno stato di adorazione alla delusione per svariati motivi, tra cui l’antisemitismo del compositore e la decadenza della sua musica che sembrava aver declinato l’impeto dionisiaco, tragico e vitalistico a favore della santità dei personaggi, che Nietzsche considerava deboli e massificati.
Musica o parole, melodia o testo possono sembrare espressioni comuni e similari, composizioni di lettere e note non sempre seguono la stessa linea. La parola ha semantica propria, può risultare artificiosa e vuota, ha bisogno di tecnica per essere compresa, il ritmo musicale invece lavora sull’inconscio, sull’emozione immediata e poco mediata dalla struttura del significato. L’industria culturale e la produzione musicale hanno fortemente inquinato l’essenza artistica, singolare e creativa della melodia, anche la musica è merce, prodotto, consumo immediato e rischia di perdere l’essenza immortale e classica delle sue origini abdicando alla logica del mercato e del consenso.
L’esercizio nascosto dell’essenza filosofica della musica può indicare la via libera di accesso al pensiero, al dolore, alla felicità, è in grado di fotografare nella mente un ricordo e di evocare un’emozione senza ricorrere al flusso delle vacue parole.
“E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica”
Friedrich Nietzsche