Una penna si sveglia a mezzogiorno tutta scazzata, reduce da una notte insonne, e decide che è il momento di deformare la realtà che la circonda. È una penna che non vuol sentir ragioni, dice le cose che non puoi dire davanti a tutti.
Quadretti ospita ciò che le passa per la testa, anzi soprattutto per lo stomaco. In questa rubrica si sorriderà, si storcerà il naso, si lavorerà d’immaginazione. Tutto questo in letture che vi ruberanno sì e no un paio di minuti. Pronti?
a Carmine
Rispondono i gabbiani, risuona l’eco di quel riso malefico.
Anch’io, vale lo stesso per me, lo sai. Ti voglio bene, sei il mio amico con la “a” maiuscola.
Che esauriti, siamo due cazzo di esauriti.
Scoppiano a ridere in una risata isterica, esagerata, parte la ridarella e finisce con le lacrime agli occhi.
Vaffanculoooooo!
Dai, un’ultima volta ancora.
Vaffanculoooooo!
Tre, due, uno. Di nuovo.
Vaffanculoooooo!
Tre, due, uno.
Dai, prima tu. No, no, insieme.
Si fermano, contemplano il mare che gorgoglia sotto di loro e stanno attenti a non sporgersi troppo. Passeggiano fino alla punta del molo, il silenzio complice rotto da sparuti risolini da dodicenni all’ultimo banco. Che palle, mi fa male il culo. Dopo un’ora passata a chiacchierare, decidono di alzarsi dalla panchina. Oggi non c’è vento, si può andare. Dai, facciamolo, lo diciamo sempre e non lo facciamo mai. Va beh, tu sei del mestiere. Non succede se usi bene il diaframma e la proiezione della voce. Che cazzo di periodo di merda…sai cosa ci vorrebbe mo’? Un bel “vaffanculo” urlato al mare, fino a sgolarsi.